Stanno svendendo il futuro al cemento e alla speculazione

18 dicembre 2010
Le devastanti esondazioni dei fiumi, le denunce delle associazioni ambientaliste, altri avvenimenti delle ultime settimane, non sono fatti isolati. Sono tutte tessere di un unico mosaico che sta cancellando il futuro dell’Abruzzo
Non s’intravede all’orizzonte alcun progetto programmatico, alcuna visione del futuro. E intanto prosegue la colonizzazione e il saccheggio del territorio da parte delle mafie e della speculazione. Si cancella la parte migliore del territorio, si bloccano progetti come il Parco della Costa Teatina, si devastano fiumi e valli, milioni di euro vengono letteralmente gettati via in mega progetti inutili per la collettività. Tutto in nome del profitto di pochi.
14 dicembre 2010 – Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

Abruzzo

“L’Abruzzo è una regione camomilla, facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi e zero conflittualità”. Sono le parole con le quali un dossier di qualche anno fa della multinazionale scozzese Petroceltic descriveva l’Abruzzo. Queste parole sono diventate negli anni la condanna dell’Abruzzo. Perché, nonostante i tantissimi tentativi di resistenza e di rivolta morale e civile di larga parte della popolazione, dei movimenti e di molte associazioni, restano da scolpire nella pietra per quanto riguarda la classe politica, troppo spesso totalmente prona agli interessi privati e speculativi e interessata da gravissimi casi di corruzione. Anche con la complicità di parte della stessa società civile che, ben lungi dal svolgere il suo dovere di critica e sorveglianza civile e sociale, si lascia letteralmente comprare dai poteri forti, tradendo i cittadini, per un piatto di lenticchie o per molto meno di trenta denari, rappresentati spesso da lauti finanziamenti o da cooptazioni nelle stanze dei bottoni.

Da tanti troppi anni colate di cemento, mega progetti dispendiosi quanto inutili, infiltrazioni malavitose, stanno ipotecando e devastando il futuro dell’Abruzzo. E la classe politica è, nei fatti, connivente. Sempre più ostaggio di un far west dove imperversano consorterie e comitati d’affari, mentre un coacervo di illegalità e devastanti speculazioni si stanno impossessando del territorio. In tutto questo le infiltrazioni delle varie mafie e di note multinazionali stanno disegnando una vera e propria colonizzazione della Regione, che favorisce il business di pochi (esemplare la situazione della “deriva petrolifera“, la cui cartina delle concessioni somiglia sempre più all’Africa coloniale) e impone il totale saccheggio.

IL MASSACRO CONTINUO DEI FIUMI
Nelle scorse settimane grande preoccupazione hanno destato le esondazioni di molti fiumi, soprattutto nell’alto pescarese e nell’aquilano. Abbiamo assistito a scene che, per alcuni giorni, hanno ricordato le gravi emergenze di Sarno di alcuni anni fa e di Vicenza dei mesi scorsi. Non sono calamità naturali, come spesso vengono etichettate, o decise da chissà quale fato avverso. Sono il frutto di una scellerata mancata gestione del territorio che ha permesso di devastare alvei dei fiumi, cementificando ovunque. Recentemente il mensile Focus si è occupato di 7 dei fiumi più inquinati d’Italia, due di questi sono abruzzesi: il fiume Saline e il fiume Aterno-Pescara. Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo, in occasione della pubblicazione del mensile ha ricordato che “nel Piano di Tutela delle Acque recentemente adottato dalla Giunta Regionale per il 25% dei fiumi abruzzesi si rimanda al 2027 il risanamento” e sul fiume Saline “invece di pensare alla bonifica, si vogliono realizzare nuove strade e ponti per circa 16 milioni di euro“.

alberi abbattuti lungo il Tronto Il WWF Abruzzo ha recentemente denunciato il massacro di un bosco di salici e pioppi “grande quanto 30 campi di calcio” sul fiume Tronto per… scoraggiare la prostituzione sulle sue rive, e la devastazione del fiume Treste (dove è stato riconosciuto un Sito di Interesse Comunitario per la presenza di una rarissima testuggine) ridotto in “uno stato pietoso, alterando completamente in quel tratto qualsiasi processo ecologico e interrompendo la connessione ecologica tra aree di valle con le aree di monte” da ruspe che sono state viste “scorazzare e sbancare direttamente in alveo“.

CONSUMO DI SUOLO E STATO DEL PAESAGGIO: I DOSSIER E LE DENUNCE DI WWF E ITALIA NOSTRA

logo WWF
Il 29 Ottobre scorso il giornalista de La Stampa Giuseppe Salvaggiulo ha presentato a Pescara il suo libro “La Colata“, sul saccheggio del territorio italiano. Un saccheggio che sta letteralmente cancellando il futuro dell’Italia (e che vede anche nell’Abruzzo una delle sue avanguardie). Nell’occasione il WWF Abruzzo, che ha invitato Salviaggiulo, ha presentato un dossier sul consumo di suolo in Abruzzo e un possibile decalogo per salvare quel che resta. Denuncia Camilla Crisante, presidente del WWF Abruzzo, che “il modello insediativo abruzzese…sta determinando una vera e propria crisi del paesaggio”. Infatti “poche sono le aree libere da strade e centri abitati. In un territorio poco industrializzato le falde e i fiumi sono pesantemente compromessi da quasi 1200 siti inquinati” e “sono state aggredite le colline e anche le pregevoli aree montane“. Secondo lo stesso Salvaggiulo L’Abruzzo segue un modello che sta letteralmente impoverendo l’Italia” e gli amministratori “nei fatti hanno premiato pochissimi costruttori a svantaggio della qualità della vita dei cittadini“. Tra le altre, leggiamo nel dossier che i boschi di querce secolari dell’Alto Vastese “sono ormai dominati da una disordinata e onnipresente selva di torri eoliche che hanno ormai connotato questo territorio in senso industriale“, nelle piane dell’Aquilano “gli splendidi mandorleti tradizionali sono ormai intervallati da cave” e “le aree dello zafferano descritte da Silone come Navelli e S. Pio delle Camere sono assediate da capannoni industriali ed artigianali sparsi, autorimesse e strade degne di periferie di metropoli (vedi il raddoppio della SS. 17)”, le “aree costiere sono fragilissime, segnate dell’erosione e dall’impossibilità di evolvere naturalmente a causa della cementificazione imperante“. Su quest’ultimo punto citato viene chiesto “di tener conto dei potenziali effetti dei cambiamenti climatici e dell’erosione, cercando di ripristinare la mobilità della linea di costa e ricostituzione di ambienti dunali che ostacolano i processi erosivi“. A corredo di questo viene allegata la foto degli ambienti dunali, totalmente in stato di abbandono e incuria, della spiaggia di Casalbordino. Una spiaggia interessata nei mesi scorsi da un milionario ripascimento di sabbia, su cui è tornato nei giorni scorsi il WWF Zona Frentana e Costa Teatina, denunciandone il totale fallimento. Già il 31 ottobre scorso gli attivisti dell’associazione hanno rilevato l’arretramento della linea di battigia fino a 10 metri. A metà dicembre l’arretramento è ormai totale, vanificando totalmente i milioni spesi. Da non dimenticare che il prelievo della sabbia era previsto al largo della spiaggia di Punta Penna, all’interno della Riserva di Punta Aderci. Uno dei pochi luoghi di pregevole bellezza e integrità rimasti (grazie soprattutto al lavoro e alla passione di chi ci lavora e la difende quotidianamente) che ne sarebbe uscito devastato. La mobilitazione civile ha impedito che questo scempio avvenisse. No alla Cava di Punta Penna

Nel dossier del WWF Abruzzo viene, tra l’altro, anche chiesto di “dare attuazione alla Direttiva SEVESO sulla pianificazione delle aree attorno agli impianti industriali a rischio di incidente rilevate (che sono circa 25 nella Regione).” Parole che ben si adattano a diversi di questi impianti, come per esempio quello della stessa Casalbordino che (oltre a suscitare immensa preoccupazione in parte della cittadinanza e ad essere stato teatro negli anni di diversi incidenti gravissimi, l’ultimo l’anno scorso, alcuni anche mortali), a causa di una pessima programmazione urbanistica, ha reso complicatissima l’approvazione del Piano Regolatore Comunale.

Il 21 Ottobre 2010 Italia Nostra ha presentato il suo Primo Rapporto Nazionale sulla Pianificazione Paesaggistica. L’Associazione denuncia che l’attuale Piano Paesistico dell’Abruzzo (approvato nel 1990) “è stato caratterizzato dalla soccombenza della tutela del paesaggio ai differenti interessi economici” mentre il redigendo nuovo Piano presenta “gravi carenze nei contenuti e preoccupanti negligenze nell’impostazione“. E’ assente “qualsivoglia politica di tutela paesaggistica nel territorio dell’Abruzzo colpito dal terremoto dell’aprile 2009….il commissariato per la ricostruzione propone illegittimamente come riferimento-base di tutela, non il piano regionale paesistico vigente, ma il controverso nuovo piano paesaggistico in elaborazione (a cura di Ecosfera-Inu) e, soprattutto la sua devastante e liberatoria Carta dell’armatura urbana“.

Il 7 dicembre scorso WWF, Mila DonnAmbiente, EcoIstituto Abruzzo, Comitato Abruzzese per il Paesaggio, Italia Nostra e Ville e Luoghi Dannunziani hanno denunciato la cancellazione in corso della storia di Pescara. Le associazioni denunciano “l’abbattimento, per ricostruzione ex novo, e in cemento, di un elenco sempre più lungo di palazzi d’epoca otto-novecentesca, segni importanti, anche esteticamente, del tessuto urbano; la possibile cancellazione di ogni memoria di Borgo Marino nord, uno dei luoghi fondativi e identitari di Pescara; le sorti troppo aleatorie del Quartiere Pineta, dove, villino dopo villino, si procede verso la devastazione dell’architettura di pregio e la banalizzazione dell’ultimo quartiere pescarese di forte qualità urbana” mancando di rispettare anche stringenti vincoli di conservazione e tutela (come sui villini del “Quartiere Pineta”) imposti dalle leggi e dai Piani vigenti.
Nessuno ricorda più, anche se non sono passati molti anni, la battaglia intrapresa da pochi coraggiosi ambientalisti per impedire la costruzione di Megalò, l’avveniristico centro commerciale di Chieti Scalo
sorto in una zona a fortissimo rischio idrogeologico a pochissimi passi dalle sponde del fiume Pescara dove la legge vieta tassativamente di costruire. In caso di esondazione del fiume la catastrofe sarebbe immensa. Nel 1992 il fiume Pescara sfondò ogni barriera distruggendo tutto quello che la marea incontrò. Nel 1888 l’acqua sommerse interamente le case, trascinandosi via le persone che avevano trovato rifugio sui tetti. Eppure abbiamo, neanche molto distanti l’uno dall’altro, due ipermercati, “Auchan Mall” e il già citato “Megalò”.

A Francavilla la linea Maginot di appartamenti costruiti con vista mare ha dato origine al termine “francavillizzazione“, per indicare un fenomeno di così esasperata cementificazione della costa. Clamoroso, tra i tanti, il caso del Fluenti. I lavori del resort, costruito letteralmente sulla sabbia (con i lavori che l’anno scorso fervevano a pochi passi dai bagnanti), sono proseguiti fino a pochi passi dalla conclusione senza le autorizzazioni della Capitaneria di Porto e dell’Agenzia del Demanio. Come sia stato possibile che nessuno si sia accorto prima di un pachiderma del genere?

Il 31 luglio 2008 un vasto incendio interessò Chieti Scalo, a pochi passi da un centro commerciale e da una zona residenziale. L’incendio evidenziò la presenza di una discarica abusiva lungo il fiume Pescara. Le fiamme colpirono materiale plastico, che sprigionò una densa nube tossica. Dopo l’immobilismo iniziale, l’amministrazione si è concentrata nell’attaccare il WWF, reo di aver scoperto e denunciata la presenza di veleni cancerogeni nell’aria (benzene, considerato dall’OMS “cancerogeno certo”, e la cui concentrazione era superiore 276 volte al limite di legge).
LA DISCARICA DI BUSSI E LAVORI SEMPRE PIU’ CONTESTATI
E’ ormai universalmente nota la storia della discarica di rifiuti tossici di Bussi, probabilmente la più grande d’Europa. Un campo da calcio alto 130 metri di quasi due tonnellate di Arsenico, benzene, cromo esavalente, piombo, mercurio e decine di sostanze cancerogene e tossiche che, per almeno vent’anni, ha avvelenato i pozzi che rifornivano le reti idriche di tutta la Val Pescara. Nei mesi scorsi è diventata ufficiale la notizia della presentazione di un progetto dell’imprenditore pescarese Toto di costruire un un cementificio che andrebbe ad insistere proprio sull’area contaminata. Lo stabilimento prevede, tra le altre, una discarica di rifiuti per il deposito del materiale di risulta delle lavorazioni e una cava estrattiva di argilla e calcare. Il quotidiano abruzzese “Il Centro”, nel riportare la notizia, evidenzia gravissimi rischi ambientali: la cava sarà sfruttata per 30 o 40 anni, al termine del quale la collina sarà più bassa, e si potrebbero causare “alterazioni della potabilità dell’acqua“. Una sorta di infernale coazione a ripetere, lì dove giacciono veleni si rischia di continuare a inquinare le acque.

Dopo anni di inerzia è stato avviato un progetto di “capping“, fortemente contestato e che non risolverà quasi certamente nulla.
Un progetto per la cui realizzazione l’appalto è stato vinto da Carlo Cericola, imprenditore diMozzagrogna, grazie ad un ribasso del 15%. I lavori sono iniziati il 10 dicembre scorso. 3 giorni prima l’imprenditore è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Chieti per frode fiscale. L’arresto è stato eseguito a seguito di un’inchiesta totalmente diversa da quella sulla discarica di Bussi e partita oltre un anno fa.

Il comitato Bussiciriguarda (dove partecipano le associazioni EcoIstituto Abruzzo, Mila Donnambiente, Italia Nostra, Marevivo) denuncia che i veleni di Bussi continuano “imperturbati a per-colare nelle falde e nelle nostre catene alimentari da anni e anni” aggiungendo che “la legge dello Stato sancisce – in attesa delle bonifica – il dovere, per tutti, della messa in sicurezza di emergenza immediata di un sito inquinato , per impedire che il danno continui. La scoperta ufficiale è del 2007 … e noi siamo ancora qui. La tecnica per una reale messa in sicurezza del territorio più popoloso d’Abruzzo esiste … ma il Commissario, con tutti i poteri extra di cui dispone, dopo 4 anni continua a ripeterci che non ci pensa proprio a usarla e che continueremo a bagnarci nei veleni … Fino a quando, per favore …? E perché i soldi mancherebbero per la discarica mentre avanzano per altri lavori discutibilissimi, di cui parleremo a parte?

Sicuramente tra i “lavori discutibilissimi” possiamo annoverare il progetto che interesserà il lago di Campotosto, promosso dal commissario per l’emergenza nel Bacino dell’Aterno-Pescara (e che è sempre Adriano Goio, lo stesso della discarica di Bussi). 91 milioni di euro per un progetto che, tra l’altro, prevede la deviazione delle acque del lago verso il fiume Aterno e la fornitura alle reti idriche che riforniscono L’Aquila ma che, per stessa ammissione dei progettisti, perde il 49% dell’acqua immessa. Il WWF Abruzzo denuncia che non è stata preliminarmente classificata la potabilità dell’acqua del lago (nonostante i vari scarichi zootecnici e civili non trattati), che la minore produzione di energia idroelettrica che il progetto comporterà “equivale ad immissioni in atmosfera per 7333 tonnellate all’anno di anidride carbonica” aggiungendo che è “inaccettabile che si punti prima sul “gigantismo ingegneristico” per portare più acqua che si perderà in una rete colabrodo piuttosto che puntare subito sulla diminuzione delle perdite della rete di distribuzione. E’ talmente evidente questo fatto che i progettisti hanno provato a prevenire questa ovvia osservazione evidenziando che vi saranno altri interventi del Commissario che verranno fatti in un futuro non precisato

L’AQUILA, IL TERREMOTO E LE MAFIE
L'Aquila
A pagina 236 di Gomorra, lo scrittore Roberto Saviano ha denunciato che, per anni, anche nell’aquilano e in Abruzzo, si è sostituito il cemento armato con la sabbia prelevata in Campania sulle sponde del fiume Volturno. Queste le sue parole: “Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia.

Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova.” Alcuni degli edifici costruiti con quella sabbia sono crollati nel terremoto del 6 aprile 2009.
Una fortissima denuncia della violenza degli affari, delle mafie e della speculazione a L’Aquila è venuta dal coraggioso e straordinario Angelo Venti che, già nei giorni immediatamente successivi al sisma, ha levato alta la sua voce. Una violenza che ha imprigionato L’Aquila in una gabbia di autoritarismo e militarizzazione. La Protezione Civile è stata il braccio armato di una continua violenza di Stato contro L’Aquila, ancora oggi prigioniera e senza alcuna prospettiva di futuro. Gli aquilani sono stati allontanati dalla loro città, incarcerati in campi organizzati malissimo, con gravi problemi igienici (è incalcolabile il numero di anziani morti solo nei giorni in cui il mondo aveva lo sguardo sullo show di Obama con Stefania Pezzopane, all’epoca presidente della Provincia, e del G8) sorti nei mesi e una militarizzazione assurda e inconcepibile. Nelle tendopoli non era possibile cucinarsi da soli, avere una vita sociale, convocare assemblee o distribuire un volantino.

Riporto parte di quanto già scritto nel maggio dell’anno scorso, quando scrissi che “Mafie e potentati economici stanno mettendo le mani sulla ricostruzione” permettendo che s’involasse la “Gomorra d’Abruzzo
“[...] In 40 giorni abbiamo già visto di tutto. Per evitare parte dei rimborsi pubblici hanno falsificato, abbassandolo, il grado ufficiale del terremoto…
Dopo solo una settimana hanno contraffatto le macerie, coprendole con materiali a norma di legge giunti da altri posti. [...] abbiamo visto la processione dei costruttori, con le loro litanie autoassolutorie, che assicuravano la bontà del loro operato, lavandosi pilatescamente le mani. E, addirittura, accreditandosi come partner per la ricostruzione. Probabilmente già pregustandosi gli incassi del
De-Cretino Abruzzo… E, mentre migliaia di proprietà e terreni comunali restano inerti, moltissime famiglie, già colpite dal terremoto, si vedono requisire case e terreni dove vivevano e lavoravano.

[...] tra i tanti terribili atti di prepotenza vigliacca e criminale che sono e stanno emergendo, è emersa anche la terribile piaga dello sfruttamento dei lavoratori migranti senza documenti. Decine, forse centinaia di persone, sconosciute ai registri comunali e all’Ispettorato del Lavoro, sono morte e nessuno ha reclamato la loro salma. Inesistenti per tutti, probabilmente straziati dalle ruspe e cancellati con le macerie. Persone delle nazionalità più diverse.[...] Sappiate che esistono anche loro. Lì dove le persone muoiono sotto la sabbia. Dove è tornato lo spettro della tubercolosi, in campi che quotidianamente scivolano verso l’inferno. Dove arriveranno presto i più grandi criminali della roboante Comunità internazionale, trafficanti di armi e speculatori sulle spalle dei poveri e degli oppressi

Angelo Venti ha recentemente raccolto in un dossier (che andrebbe letto in tutte le scuole, i consigli comunali, provinciali e regionali e studiato da tutti coloro che esaltano a giorni alterni la “legalità”) dell’Associazione Libera le denunce di questi mesi, il “colpo di stato strisciante” dei mesi successivi che ha rinchiuso i cittadini nei campi o li ha dispersi a migliaia di chilometri di distanza dalla propria terra, le speculazioni della “ricostruzione”, le incredibili mancanze di chi doveva monitorare le infiltrazioni criminali. 16 pagine fitte di nomi, luoghi, fatti denunciati e documentati puntualmente.
Lo stesso Angelo negli ultimi anni ci ha offerto uno spaccato dettagliato e preciso di quanto stava accadendo, l’infiltrazione delle mafie e l’affarismo di pochissimi. Basterebbe rileggere i suoi puntuali articoli su Site.it per ricostruire la colonizzazione della Marsica e dell’Abruzzo interno da parte delle mafie, che si sono trovate così ben pronte e attive a spartirsi il lauto banchetto dopo il terremoto del 6 Aprile 2009 .

Interessantissimo l’articolo “Le mani sull’Abruzzo interno: la colonizzazione discreta dell’isola felice” pubblicato nel numero del dicembre 2007 di Site.it Vi leggiamo che “…Sono ben 24 i beni confiscati alle mafie in Abruzzo, di cui 12 nella Marsica: immobili appartenenti alla Banda della Magliana a Cappadocia, Scurcola Marsicana e Tagliacozzo, una villa sequestrata ad Avezzano nella Operazione Tulipano.

Uno spaccato sulla tratta degli esseri umani nel Fucino – con tutto il corollario di corruttela, criminalità, prostituzione e sfruttamento – emerge dal reportage Giuda si è fermato ad Avezzano pubblicato a febbraio sulla rivista Left.
E poi ancora le condanne per riciclaggio, nel processo di primo grado celebrato a Palermo, al gruppo che ruota intorno a Ciancimino e Lapis, le cui società estendono i tentacoli fino a Tagliacozzo, Avezzano, Carsoli e Sulmona.”. Nello stesso numero troviamo l’articolo “Un pezzo di Sicilia tra i monti incontaminati d’Abruzzo: gas, villaggi turistici, rifiuti ed energia” (che merita di essere letto per intero su Site.it) che ricostruisce la storia di Alba d’Oro, dei prestanome e del tesoro dell’ex sindaco di Palermo don Vito Ciancimino.
VASTO, LABORATORIO DELLA SPECULAZIONE EDILIZIA. ARRIVERA’ UNA HISTONIUM 3?

Un laboratorio della speculazione edilizia, e delle infiltrazioni criminali, è Vasto, consegnata alla totale cementificazione dall’attuale Piano Regolatore Generale, approvato diversi anni fa ma ancora al centro delle discussioni politiche cittadine. Un PRG che ha immerso la città in un’immensa colata di cemento, rendendo di fatto impossibile una corretta gestione del territorio. Una cementificazione selvaggia che ha saccheggiato e devastato la città e le sue bellezze e che sembra senza freno.

Nel 2007 Vasto fu interessata dall’inchiesta Histonium 1, che smantellò una ‘ndrina (attiva anche in altre regioni) guidata dal boss calabrese Michele Pasqualone ( giunto in Abruzzo per il “soggiorno obbligato” che scontava in una villa di Contrada Cervara), che taglieggiava imprenditori e commercianti. I proventi dell’attività criminosa venivano investiti nell’usura e nell’edilizia, dove la cosca si sta impadronendo del mercato del calcestruzzo. Un anno dopo l’inchiesta Histonium 2 accertò che Michele Pasqualone continuava a gestire la cosca anche dal carcere. Dopo questa seconda inchiesta estorsioni, minacce, cruenti attentati (accoltellamenti, sparatorie), incendi sembrarono cessare.

La situazione dell’ordine pubblico a Vasto sta nuovamente precipitando. Le autorità cercando di tranquillizzare la cittadinanza, riducendo tutto a episodi di vendette personali, microcriminalità e vandalismo diffuso. C’è anche questo, ma i segnali di una torta nuovamente appetibile per le organizzazioni criminali sembrano esserci tutti, e c’è chi parla apertamente di una nuova stagione criminosa all’orizzonte che, non potrebbe essere diversamente, parte dall’edilizia. La speculazione c’è, e appare irrefrenabile. Migliaia di appartamenti sono totalmente invenduti. E, in molti punti della città, appaiono cartelli con i sigilli dell’autorità giudiziaria. A dimostrazione che qualcosa di concreto c’è. Molti terreni, dove sono sorte come funghi palazzine, secondo alcune voci riportate dal quotidiano Il Centro sono state acquistate al doppio o al triplo del loro reale valore. Immobili che, nella stragrande maggioranza dei casi, rimangono invenduti. Lì dove vengono venduti, il prezzo è di gran lunga inferiore a quello di mercato. Il settore edilizio appare quindi totalmente fallimentare e foriero di perdite. Ma si continua a costruire. Secondo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, recatosi tempo fa in Abruzzo e le cui dichiarazioni sono state raccolte dal quotidiano Il Centro, «È uno dei segnali più forti della presenza della ‘ndrangheta. Nella normalità infatti, gli imprenditori costruiscono un primo lotto, vendono gli appartamenti già sulla carta e solo dopo aver recuperato i soldi iniziano i lavori di costruzione di altri edifici. Quando avviene il contrario, e si costruisce pur avendo un grande invenduto, lì c’è l’infiltrazione della criminalità organizzata che ricicla il denaro sporco. Bisogna intervenire in fretta se non si vuole consegnare il territorio a ‘ndrangheta e camorra».

Dopo oltre vent’anni è stato presentato un nuovo progetto per la costruzione di una città satellite a sud della Città, al confine con San Salvo (che, tra le altre cose, già soffre la presenza di analoghi agglomerati urbani). Un progetto che ha già incontrato una fortissima opposizione politica. In una città con le previsioni del PRG totalmente sovradimensionate rispetto alla realtà (sostanzialmente tra quanto previsto nel Piano e la realtà la forbice è di quasi ventimila abitanti…), dove circa 3000 appartamenti sono disabitati, dove in intere zone della città è stato finora impossibile garantire la costruzione di strade e la fornitura dei servizi essenziali (basterebbe fare una visita in alcuni quartieri a pochi passi dal centro per trovare autentiche “cattedrali nel deserto” mentre in altri, come contrada Montevecchio, aumentano gli allarmi per frane e smottamenti) non si spiega come sia possibile prevedere la costruzione di altre migliaia di alloggi.

E, in questo panorama, sconcerta ed appare sempre più assurdo il “panico” che sembra suscitare tra alcuni esponenti politici ed operatori economici la previsione di realizzare (finalmente, dopo un’attesa ormai decennale dalla sua istituzione!) il Parco Nazionale della Costa Teatina. Un panico espresso, anche negli ultimi mesi, soprattutto dal “Partito del Cemento” che ha consegnato Vasto alla sua attuale situazione urbanistica. Nel Settembre scorso, a ridosso di un Consiglio Comunale che avrebbe dovuto discutere della perimetrazione cittadina del Parco, alcuni esponenti politici hanno pubblicamente preso posizione contro la sua realizzazione, chiedendo allarmati se sia conveniente e, con accuse demagogiche e strumentali (assolutamente non supportate dai fatti che, anzi, evidenziano esattamente l’opposto) se non ingesserebbe lo sviluppo del territorio.

Non sono passati molti mesi da quando abbiamo esultato per la bocciatura del progetto di porto turistico alla foce del torrente Lebba che un’analoga “follia” (come l’ha definita il presidente dell’ARCI Lino Salvatorelli, giudizio condivisibile e da sposare in toto) si sta abbattendo sulla costa vastese: un progetto di porto turistico (leggermente ridimensionato nel numero dei posti barca) a sud della Città, tra le località Trave e Casarsa. Una nuova inaudita aggressione al territorio in una zona di notevolissima bellezza (già compromessa e minacciata da svariate costruzioni) che sarebbe dovuta diventare Riserva Naturale già da diversi anni. Analogo progetto di costruzione di un porto turistico (in quel caso insieme ad un resort!) è in discussione a San Vito. Progetti totalmente inutili (quanto devastanti!) considerando che, secondo i dati del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture del 2007, in Abruzzo sono già oltre 40 posti barca per km (contro una media nazionale di 18!), in un panorama generale di crisi economica e di forte perdita dei porti già esistenti (è agli onori della cronaca regionale la gravissima situazione del porto di San Salvo, non distante dal luogo dove vorrebbero costruire il nuovo porto a Vasto), come si potrebbe notare anche nella nostra zona(con in più l’inquietante caso di un’inchiesta della magistratura in Molise per infiltrazioni mafiose nella gestione del porto di Campomarino).
Ma non è finita. In piena zona industriale, a pochi passi dalla Riserva Naturale di Punta Aderci, insistono due progetti di centrale a biomasse. Alcune fonti parlano addirittura di una possibile terza. Il primo progetto (4 Megawatt) è della società Histon Energy, l’impianto è stato classificato “Insalubre di Prima Classe” e la vicinanza di pochi metri alla Riserva avrebbe un fortissimo impatto. Il secondo (almeno 16 MW) si realizzerebbe all’interno degli impianti della società Puccioni. Ma secondo alcune persone la EcoFox avrebbe contattato alcune cantine sociali della zona per chiedere di entrare in una società di nuova costituzione. Questa nuova società dovrebbe costruire, con quanto fornito dalle cantine sociali, un impianto a biomasse da 1 MW.
LE SCANDALOSE PASSERELLE DEI NOSTRI POLITICI. DUE RICORDI PERSONALI CHE NON SI CANCELLERANNO MAI
Non smetterò mai di scandalizzarmi (e di sentirne sempre sulla pelle la violenza e il senso di nausea) per due episodi dell’ultimo anno e mezzo che mi hanno visto spettatore. Episodi che è dovere ricordare, anche quasi ossessivamente.

Queste le parole con le quali descrissi il primo nell’estate 2009:

“All’incirca un mese fa a Cupello (paese dell’Alto Vastese) c’è stato un incontro pubblico, alla presenza del presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e di Remo Gaspari, un nome che forse fuori d’Abruzzo non dice quasi più nulla ma che è stato tra i protagonisti della DC regionale negli ultimi decenni .
Argomento ufficiale della serata: lo sviluppo d’Abruzzo e le energie rinnovabili. Dopo il comizio di Chiodi, la dott.ssa Maria Rita D’Orsogna (ricercatrice in una delle più prestigiose università statunitense, e che vanta collaborazioni con università di tutto il mondo, dal Canada all’Australia, quindi non proprio una sprovveduta…) ha chiesto la parola, per poter fare una sola semplice domanda a Chiodi: cosa ne sarà del futuro dell’Abruzzo e delle concessioni petrolifere che (dati ufficiali del Ministero per le Attività Produttive) occupano quasi metà regione? E’ stata fisicamente strattonata e spintonata mentre Chiodi e il suo vicino di tavolo la insultavano pesantemente.
Insulti estesi ad alcune persone che hanno tentato di difendere la dott.ssa D’Orsogna dall’aggressione fisica. A questo punto è intervenuto Remo Gaspari. Zio Remo ha calcato la mano sugli insulti, affermando che sono gli stessi che hanno sempre fatto il male dell’Abruzzo. Una regione che, parole sue testuali o quasi, è soffocata dai costi di 26 ospedali (la gran parte inutili) e di un clientelismo che impedisce qualsiasi sviluppo. La gran parte delle persone presenti, immobili durante l’aggressione, hanno applaudito Gaspari e preso le sue parti. Remo Gaspari, lo ripetiamo, di quegli ospedali e del clientelismo politico ne è stato (ed è tutt’ora, in parte) non soltanto un protagonista, ma il grande architetto. Padrino della DC, la su abitazione è stata meta di pellegrinaggio per centinaia, forse migliaia, di persone, prone a chiedere favori ed elargizioni.
Per moltissimi anni è stato lui il crocevia politico di ogni manovra politica, di ogni feudo di favori e scambi elettorali. Dopo una delle peggiori stagioni politiche abruzzesi, sentire quel che afferma, e constatare che è ancora seguito, offende le coscienze civili e democratiche. Sentirlo offendere una insigne ricercatrice universitaria e lavarsi le mani, come novello Pilato, del clientelismo rampante è deprimente. Una scena a metà tra il vecchio professore de ‘La città vecchia’ di Dé Andre e il vecchio acido che voleva sposare Lady Marion in Robin Hood.”

E questa è parte della descrizione del secondo:
“[...] Una decina (almeno quanti ne ho potuti contare) di politici di ogni schieramento si sono alternati sul palco, distruggendo qualsiasi possibilità di dibattito democratico e realizzando una passerella demagogica e patetica. Politici che in questi anni, da amministratori dei loro comuni ma non solo, hanno chiuso gli occhi sulla letale minaccia della petrolizzazione della nostra regione (salvo poi minacciare di denunciare gli attivisti del WWF Andrea Natale e Maria Laura Pierini dopo una segnalazione) hanno tentato un improbabile “risciacquatura nell’Adriatico” della loro credibilità politica (che era e rimane sotto zero).
Tra tutti spicca Remo Di Martino, attuale assessore provinciale alla Cultura, incredibilmente inviato dallo stesso presidente Enrico Di Giuseppantonio in sua rappresentanza. Incredibilmente perché Di Martino, da amministratore del Comune di Ortona, negli anni è stato tra i più grandi difensori del progetto ENI di costruzione del cosiddetto “Centro Oli”.
Di Martino ha dato vita ad un’arringa nervosa e offensiva, nei confronti di Maria Rita D’Orsogna e di tutti i presenti. [...]“. (da notare che lo show di Di Martino proseguì sul suo blog, dove irrise Maria Rita e dove definì le proteste dei cittadini, stanchi di sentirsi prendere in giro da chi li voleva addirittura denunciare per essersi opposti alla costruzione del “Centro Oli” di Ortona, “interruzzioni frizzi e lazzi”)

Merita di essere ribadito ancora una volta. L’Abruzzo ha sete di nomi, cognomi, indirizzi, circostanze che vanno portate alla luce del sole. Bisogna trovare la forza di avere il coraggio che portò un avvocato pescarese, oltre vent’anni fa, a scrivere il libro La mafia in Abruzzo. Non bisogna mai perdere la forza di denunciare, indignarsi, lottare. Lasciarsi prendere dallo scoramento e arrendersi sarebbe il più grande regalo alle cricche che si stanno spartendo la ex Regione verde d’Europa.

La vostra lotta è la nostra lotta, attaccare voi è attaccare la storia dell’Antimafia civile

18 dicembre 2010
Solidarietà a Umberto Santino e Giovanni Impastato
Saviano scrive che, prima del film “I Cento Passi”, la memoria di Peppino Impastato era custodita solo da pochi, mettendo in relazione il film con i processi per l’assassinio di Peppino. Umberto Santino e, successivamente, Giovanni Impastato chiedono che venga riconosciuto la loro più che trentennale battaglia perché Peppino abbia giustizia: il processo era iniziato prima del film, grazie a questa battaglia. L’Einaudi, la casa editrice per la quale Saviano ha scritto il testo incriminato, per tutta risposta minaccia querele.
20 novembre 2010 – Alessio Di Florio

Quanto sta accadendo in queste settimane è l’emblema dell’Italia di oggi, l’Italia dei salotti e che non si indigna più, un Paese che riconosce una sola narrazione, quella della televisione e del pensiero unico che narcotizza e omologa. Una storia come quella del Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato e di tutti i compagni di Peppino, del loro coraggio e della loro determinazione nel portare avanti la lotta perché venisse fatta giustizia a Peppino non può esistere. E’ molto più comodo far credere che tutto sia avvenuto per un film, che questo film abbia risollevato dall’oblio la storia di Peppino e magicamente tutto è tornato in moto, anche i Tribunali. Perché questa è l’ideologia televisiva, un quarto d’ora di celebrità e tutti hanno diritto ad esistere. Ma prima di quel quarto d’ora, fuori dal recinto dorato non si esiste. Addolora e amareggia che, in questo caso, sia coinvolto Roberto Saviano. Perché tutto è nato da un suo scritto. Saviano, almeno ufficialmente, non ha ancora preso posizione. Possiamo ancora sperare che voglia esprimere forte contrarietà per quanto sta facendo la casa editrice Einaudi e voglia difendere Umberto, Giovanni e il Centro. Umberto, in più riprese, gli ha chiesto un confronto pubblico, un incontro chiarificatore. Lo ha auspicato anche Riccardo Orioles. Sarebbe molto triste se non fosse così. Per Saviano e per tutti noi.

La querela dell’Einaudi, una volta gloriosa casa editrice, riporta alla mente i fatti del 2004, allorquando l’avvocato di Tano Badalamenti querelò Giovanni Impastato per aver dichiarato al Maurizio Costanzo Show che chi sosteneva che Peppino fosse un terrorista-suicida era un imbecille. In quell’occasione Giovanni fu condannato. Oggi l’indignazione non può che essere la stessa. Viviamo tempi in cui due luminose figure dell’impegno civile e dell’antimafia vengono irrise, sminuite, attaccate mentre l’Italia sempre più precipita nell’illegalità, nell’affarismo, nella speculazione, nella penetrazione mafiosa nelle Istituzioni e in economia, nell’avanspettacolo. Il loro impegno, il loro coraggio, la loro trentennale battaglia per la giustizia e per denunciare (e documentare, che al giorno d’oggi è merce rara) i potentati mafiosi dev’essere il nostro. E’ un patrimonio dell’Italia migliore, che non si arrende e alza la testa, un patrimonio da difendere e custodire quotidianamente. Persone come Giovanni e Umberto andrebbero sostenute, difese, prese da esempio. E invece, c’è il silenzio (anche di tanti presunti antimafiosi, ma da salotto). Questo silenzio, quest’omertà va spezzata. E’ doveroso chiedere a Saviano di esprimersi e chiedere scusa. Tutti possiamo sbagliare, a tutti può capitare di essere fraintesi. Probabilmente, vogliamo crederlo, Saviano non è riuscito ad esprimere compiutamente e correttamente il suo pensiero. Basterebbe un suo gesto, una sua presa di posizione pubblica per fermare l’attacco dell’Einaudi e ripristinare la verità. Sarebbe un atto di giustizia, verso il Centro e verso la memoria di Peppino. Una memoria che non possiamo permettere, e ancor più non può Saviano accettare di esserne strumento, sminuita e offesa. E’ la memoria di un sacrificio, assassinato dalla mafia e accusato da morto di essere un terrorista. E’ la memoria di un cammino trentennale, una lotta per chiedere giustizia iniziata poche ore dopo l’assassinio e giunta ad oggi ancora in piedi, luminoso esempio di un cammino da seguire per tutti coloro che credono ancora che la mafia, parafrasando Borsellino, è umana ed è destinata a finire. Il l 9 maggio 1978 Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia. Il boss Tano Badalamenti decise che Peppino era diventato scomodo. Quel giorno era convinto di aver messo a tacere un uomo che voleva e cercava la giustizia. Invece si sbagliò profondamente. Perché dal sacrificio di Peppino, dall’amore per la giustizia che lui aveva sempre mostrato, tante voci si levarono. Il giorno dei funerali di Peppino, centinaia di persone (in gran parte da fuori Cinisi) accompagnarono la bara. “All’improvviso, come a rispondere agli slogans dei compagni (”Peppino è vivo e lotta insieme a noi”), si levò, alto, deciso, il pugno chiuso di Giovanni. Era una prima risposta. Un filo cominciava a intrecciarsi. Dentro la famiglia Impastato qualcuno dichiarava pubblicamente di prendere il testimone, si schierava apertamente con Peppino e con i suoi compagni. Ai muri del paese in un piccolo manifesto si leggeva: Peppino Impastato è stato assassinato. L’omicidio ha un nome chiaro: Mafia” ricordano Anna e Umberto Santino.

Come fiori in primavera gli amici di Peppino decisero di proseguire il suo impegno, la sua lotta contro l’oppressione e la violenza mafiosa. Questo gruppo di irriducibili cercatori di giustizia hanno da subito trovato un motore inesauribile nella famiglia di Peppino. L’anziana mamma Felicita e il fratello Giovanni decisero di non lasciar morire la sua voce. Anche grazie a loro, oggi digitanto su un qualsiasi motore di ricerca “Peppino Impastato” si trova subito tantissime testimonianze di una Sicilia che non si arrende alla mafia. Il primo impegno fu quello di rendere giustizia proprio a lui. I mandanti del suo assassinio, insieme ai loro appoggi istituzionali accusarono Peppino di essere un terrorista e di essere morto mentre stava preparando una bomba. Si voleva infangarne la memoria, cancellare il suo impegno antimafia. Ma i suoi amici non si arresero e condussero una battaglia legale durissima. Nonostante i boicottaggi e i depistaggi alla fine la giustizia prevalse. Alle ore 17,15 dell’11 aprile 2002 la Corte d’Assise di Palermo condanna Gaetano Badalamenti all’ergastolo in quanto mandante dell’omicidio Impastato. 24 anni dopo finalmente era giustizia. Quelle poche parole di Saviano, e il comportamento dell’Einaudi, nascondono e non riconoscono tutto questo.

In questo ultratrentennale cammino, tantissimi sono i momenti che andrebbero ricordati, momenti straordinari che testimoniamo la limpidezza e l’umanità di chi lo sta conducendo. Tra i tanti pubblici, a me piacerebbe ricordarne uno quasi privato: l’incontro tra Haidi Giuliani e Felicetta, la mamma di Peppino. Le parole con le quali Umberto testimoniò l’incontro tra le due madri, l’abbraccio tra la resistenza contro la mafia e la resistenza contro la globalizzazione, due imperi economici e politici che si incontrano e fanno affari insieme da sempre. Dalla loro umanità possiamo, e dobbiamo, ripartire. Con coraggio, ovvero col cuore.

Chiediamo giustizia per Peppino, ieri, oggi e sempre. Al fianco di Umberto e Giovanni, al fianco del Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato e dei compagni di Peppino. Perché esiste un’Italia migliore, un’Italia che non accetta di piegarsi e il compromesso interessato, che non si arrende e s’indigna. Quest’Italia va ringraziata, va difesa e va seguita.

I dettagli della vicenda
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5420&Itemid=9

E’ possibile sostenere, anche economicamente, il Centro (che si autofinanzia)
Centro siciliano di documentazione “Giuseppe
Impastato”,
via Villa Sperlinga 15,
90144 Palermo,
conto corrente postale
n. 10690907,

Wikileaks: il Pentagono documenta quel che i pacifisti hanno sempre denunciato

26 ottobre 2010
Soldati uccisi dai loro commilitoni, stragi sulle ambulanze, torture e violenze continue, centinaia di migliaia di morti. Così viene documentata la guerra in Iraq. Non da un sito pacifista ma dal Pentagono

Bombardamento Nato

“Coloro che hanno cercato più la guerra della pace, che hanno confidato più nella forza che nel dialogo ne risponderanno davanti alla storia, alla propria coscienza e a Dio” (23-03-2003, vescovi della Toscana).

Così si esprimevano nel 2003 i vescovi toscani davanti all’orrore delle prime bombe su Baghdad. I primi fuochi di una guerra che sempre più hanno trascinato l’Iraq in un baratro infernale. Così in molti probabilmente avranno pensato davanti agli ultimi documenti pubblicati dal sito WikiLeaks. Documenti che disvelano una realtà che probabilmente 7 anni fa neanche gli antimilitaristi più pessimisti potevano immaginare. Si è squarciato definitivamente il velo e il mostro bellico è nudo davanti alla Storia e al Mondo.

Nell’agosto 2004 infuriò un terribile scontro armato sui ponti di Nassiriya. La rivista missionaria Nigrizia, così come tutti coloro che diedero voce alla popolazione irachena, fu tacciata di odio verso i soldati italiani e di menzogne. Oggi sappiamo che non soltanto gli iracheni avevano ragione, ma che fu un atto deliberato e sconsiderato. I soldati sapevano benissimo di sparare ad un’inerme ambulanza. E cosa stavano provocando. Ricordate il grido “annichiliscilo”? Due soldati italiani inseguono un uomo ormai inerme e uno urla all’altro di ucciderlo senza pietà. Anche in quel caso lo sdegno e l’indignazione furono messi a tacere da coloro che invocarono la generica violenza della guerra, il timore e la paura che l’uomo fosse solo apparentemente indifeso e invece un nemico minaccioso contro i soldati italiani in un episodio comunque isolato. Nossignore, non fu e non è mai stato così. Oggi lo possiamo affermare con assoluta certezza e fondatezza: quella era la quotidianità di un massacro, voluto, studiato, scientemente preparato a tavolino. Un massacro come migliaia di altri che hanno insanguinato, e insanguinano l’Iraq. Un Iraq trafitto dalla violenza, violentato nel suo animo profondo, nella sua storia e nella sua quotidianità. Torture giorno dopo giorno, nelle carceri e ovunque un uomo fosse prigioniero della Coalizione. Torture come neanche durante il governo di Saddam Hussein. Scolpiamo queste parole nella pietra, una volta per tutte. Sarebbero da stampare su un foglio di carta e portarle nel portafoglio. Leggerle quotidianamente, mostrarle ovunque agli epigoni dell’attacco militare. Non sono parole di Noam Chomsky o di Gino Strada, di un pacifista o di un antiamericano. No! E’ il Pentagono a dichiararlo, sono i mandanti della guerra ha sancirlo definitivamente. Oggi l’Iraq vive nel peggiore dei suoi regimi, soffre una violenza che non ha mai conosciuto. Oggi, non dimentichiamolo. Perché mentre sto scrivendo, perché qualcuno sta leggendo, il sangue scorre ancora in Iraq. Le violenze e le torture, i massacri e gli assassinii proseguono.

E un ultimo moto d’indignazione, specchio di tutto l’assurdo delirio, non può non essere dedicato a Nicola Calipari. Perché quanto riporta WikiLeaks supera follemente ogni ragione umana. Giuliana Sgrena sul Manifesto del 24 ottobre ha scritto che probabilmente questa è “la versione americana dei fatti” sostenuta per “giustificare la sparatoria e l’uccisione del numero due della sicurezza di un paese alleato”. Se così fosse sarebbe ancora più grave. Se questa fosse la realtà dei fatti, e non addomesticata dal Pentagono per nascondere una vera e propria esecuzione, significa che siamo ostaggi dei peggiori pazzi criminali che la Storia abbia mai conosciuto. Uccidere un uomo, sparare a bruciapelo, per una telefonata significa che la pazzia è totalmente incontrollata, che nulla di umano e anche solo lontanamente vicino ad una mente umana ci sta governando…

Bussi: senza dinari nun si canta missa. E i dinari vanno ad altre misse

1 ottobre 2010
Toto propone, con l’assenso della Regione, un progetto per la costruzione di un cementificio nell’area contaminata, la cui bonifica è lontanissima per l’insufficienza dei fondi a disposizione. Senza dinari nun si canta missa e intanto a Campotosto si sta per finanziare un enorme e impattante progetto di derivazione delle acque del lago. Finanziamenti molto maggiori di quelli finora erogati per Bussi.
29 settembre 2010 –

Acqua
Bussi sul Tirino. Un paese a metà strada tra Pescara e L’Aquila. Un tranquillo paese di quasi 3000 anime, con una solida storia industriale alle spalle. Alcuni anni fa si scopre che l’acqua di alcuni pozzi, che riforniscono le reti idriche di tutta la Val Pescara, sono fortemente inquinate. La tranquillità di provincia viene improvvisamente sconvolta e, in poco tempo, il nome di Bussi raggiunge la cronaca nazionale. Addirittura la stampa estera arriva ad occuparsi dell’acqua inquinata di Bussi. Perché la cittadina ha “ospitato” la maggior discarica d’Europa, enormi quantità di veleni che si sono riversati nell’acqua bevuta da migliaia di cittadini. Tre anni fa la megadiscarica è stata posta sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato e, successivamente, inclusa in un sito di bonifica nazionale. Ma gli anni passano e la bonifica è ben lontana dall’essere intrapresa. L’area è totalmente in stato di abbandono, nulla impedirebbe persino ai bambini di entrarvi e giocarvi. Un campo da calcio alto 130 metri di quasi due tonnellate di Arsenico, benzene, cromo esavalente, piombo, mercurio e decine di sostanze cancerogene e tossiche sono lì ferme. Nel marzo scorso il WWF Abruzzo ha denunciato che alcuni enti pubblici sono stati “richiamati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente per inadempienze che rallentano o addirittura bloccano le procedure di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del sito”.

Su tutto questo, improvvisamente irrompe ora un nuovo progetto dell’imprenditore pescarese Toto: un cementificio che andrebbe ad insistere proprio sull’area contaminata. Lo stabilimento prevede, tra le altre, una discarica di rifiuti per il deposito del materiale di risulta delle lavorazioni e una cava estrattiva di argilla e calcare. Il quotidiano abruzzese “Il Centro”, nel riportare la notizia, evidenzia gravissimi rischi ambientali: la cava sarà sfruttata per 30 o 40 anni, al termine del quale la collina sarà più bassa, e si potrebbero causare “alterazioni della potabilità dell’acqua”. Una sorta di infernale coazione a ripetere, lì dove giacciono veleni si rischia di continuare a inquinare le acque.

Non più tardi di due settimane fa il commissario Goio ha dichiarato di avere a disposizione per la messa in sicurezza e la bonifica dei veleni di Bussi due milioni di euro, aggiungendo però che ne occorrerebbero “centinaia di milioni”. Senza dinari nun si canta missa, senza soldi non si canta messa, dice un proverbio siciliano. E, a quanto pare, i veleni di Bussi non sono una messa che interessa finanziare. Senza scadere nella demagogia e nel qualunquismo, una scelta del genere non può che sconcertare. Gli sprechi e le inefficienze della Pubblica Amministrazione, le cattedrali nel deserto finanziate sono davanti agli occhi di tutti. E, a proposito di “enormi cattedrali”, appare ancora più clamorosa qualsiasi considerazione se si pensa che la Regione sta valutando un progetto del “Commissario Delegato per la realizzazione degli interventi urgenti necessari per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno-Pescara” (ossia Adriano Goio) di derivazione delle risorse idriche del lago di Camposto. Un progetto, con gravissimi impatti ambientali, il cui costo è esponenzialmente superiore ai due milioni finora erogati per la mega-discarica di Bussi.

E, in tutto questo, i cittadini (di Bussi ma non solo) appaiono sullo sfondo, spesso inerti e silenziosi. Ci sono le denunce e le prese di posizione del WWF, c’è la diffida e l’azione di sensibilizzazione del comitato Bussiciriguarda, composto dalle associazioni ambientaliste Italia Nostra, Mila DonnAmbiente, MareVivo, EcoIstituto Abruzzo. E nulla più. Lo scandalo della Val Pescara, la discarica di Bussi, appaiono quasi consegnate alla storia e agli annali. Non se ne parla più, se non in rarissimi casi e la cittadinanza sembra distratta e lontana. Il disastro di Bussi ha avvelenato tutti, tutti ne siamo (o almeno dovremmo essere) coinvolti. Ma non è così. Prevale una sorta di menefreghismo generale, e all’indignazione non si è più abituati. Non sono più i tempi nei quali don Lorenzo Milani insegnava ai suoi alunni il motto dei migliori giovani statunitensi, I Care, mi interessa, mi riguarda. E’ passata tantissima acqua sotto i ponti, forse troppa perché ci si accorgesse fino in fondo quanto fosse avvelenata…

In Abruzzo esplode una Sodoma ambientale

24 settembre 2010
Un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, minaccia costantemente la salute dei cittadini e il territorio. Segnaliamo in calce alcuni degli articoli pubblicati. Rappresentano un piccolo dossier che testimonia questa Sodoma ambientale, una polveriera sulla quale siamo tutti seduti e che giorno dopo giorno sta tracimando. E’ arrivato il momento di una nuova edizione del libro “La mafia in Abruzzo”

Raccolta indifferenziata: un anno dopo

Sconcerto, rabbia, indignazione. L’esplodere nelle ultime ore dell’ennesimo ciclone giudiziario, annunciato nei mesi scorsi da diversi episodi circostanziati, dimostra quanto ancora una volta l’Abruzzo è terra fertile del malaffare e della gestione privatistica del “bene comune”.

Il business dei rifiuti è ormai far west dove imperversano consorterie e comitati d’affari. Gli arresti di ieri mattina, così come quelli del 2 agosto scorso, sembrano annunciare solo i primi capitoli di una saga che appare immensa.

E’ una vera e propria Sodoma ambientale, un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, sono un’immensa minaccia alla salute dei cittadini e al territorio.

Una minaccia costante che pervade tutto il territorio abruzzese. A partire da Bussi ( i cui veleni sono ancora lì in attesa di qualsivoglia intervento di messa in sicurezza e di bonifica) tantissimi sono gli stabilimenti insalubri, tra cui molte discariche (e inceneritori, perché in realtà l’incenerimento dei rifiuti è una realtà che in Abruzzo si sta già concretizzando) più o meno legali, che rappresentano vere e proprie bombe ecologiche pronte ad esplodere. Se non già esplose, nel silenzio e nell’indifferenza, tenendo all’oscuro la cittadinanza.

E’ cronaca delle scorse settimane l’immenso polverone scatenato contro la realizzazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, istituito oltre 10 anni fa ma mai concretizzato per le resistenze e le inefficienze degli Enti Locali. Polveroni e resistenze che non sono mai stati sollevati quando queste bombe ecologiche, che realmente minacciano l’Abruzzo e ne incatenano lo sviluppo e il territorio, venivano realizzate, costruite e portate avanti.

E’ bastato ritornare alla cronaca di questi ultimi anni, ripercorrere quanto pubblicato sul portale PeaceLink Abruzzo, per delineare un quadro desolante e devastato. Segnaliamo in calce alcuni degli articoli pubblicati. Rappresentano un piccolo dossier che testimonia questa Sodoma ambientale, una polveriera sulla quale siamo tutti seduti e che giorno dopo giorno sta tracimando.

Oltre vent’anni fa un coraggioso avvocato scrisse La mafia in Abruzzo, contenente fortissime denunce. Forse è arrivato il momento di aggiornare quella situazione e, una volta per tutte, inchiodare politici, imprenditori e criminali della peggior specie alle loro responsabilità. L’Abruzzo ha sete di nomi, cognomi, indirizzi, circostanze che vanno portate alla luce del sole. Non bisogna mai perdere la forza di denunciare, indignarsi, lottare. Lasciarsi prendere dallo scoramento e arrendersi sarebbe il più grande regalo alle cricche che si stanno spartendo la ex Regione verde d’Europa. Vale oggi, una volta di più, anche per l’Abruzzo, il motto di Pippo Fava: A che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?

Note:18 Settembre 2010. Un si poderoso e determinato. E’ l’unica risposta possibile a chi, anche nei giorni scorsi a ridosso del Consiglio Comunale di Vasto (che ne sarà uno dei Comuni più importanti), continua ad attaccare, e ad insinuare strumentali dubbi, sulla costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina e su una sua “convenienza” economica.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32409.html

6 Settembre 2010. WWF Abruzzo: contaminazione fecale delle acque nel torrente Vibrata. Inviato un dossier alla magistratura. Gli Enti pongano attenzione su investimenti e Piano regionale di Tutela delle Acque per recuperare anni di ritardi e cattiva gestione dei fiumi.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32322.html

6 Settembre 2010. WWF Zona Frentana e Costa Teatina: ad Ortona arriva la feccia del petrolio, transiteranno 75.000 tonnellate di pet-coke (derivato del petrolio) all’anno in una zona ad alta densità abitativa e a vocazione turistica.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32323.html

16 Agosto 2010. WWF Abruzzo: Si ingrandisce la discarica abusiva sul fiume Pescara a Cepagatti e nessun ente interviene. Nuove immagini documentano scarichi di bidoni, gomme, eternit. Presentata una denuncia alla Procura della Repubblica.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32229.html

2 Agosto 2010. Sempre più inquietanti le ombre di Gomorra in Abruzzo.
Tracima sempre più in Abruzzo la corruzione e il malaffare. Gli arresti di questa mattina, che hanno portato alle dimissioni l’assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile Daniela Stati (e all’arresto del padre, già condannato per finanziamento illecito ai partiti con sentenza passata in giudicato, e del compagno), gettano ulteriori ombre sulla gestione pubblica nella nostra Regione.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32226.html

14 Giugno 2010. Abruzzo Social Forum e WWF Abruzzo: la gestione del Servizio Idrico abruzzese fa “acqua” da tutte le parti
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/31958.html

24 Maggio 2010. Bussiciriguarda: Ma in provincia hanno capito che i cittadini della vallata pescarese continuano, da 40 anni, a nutrirsi (catene alimentari che l’acqua territoriale organizza) dei veleni clorurati delle industrie chimiche? E che niente si e’ finora fatto per eliminare il problema?
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32035.html

19 Maggio 2010. PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria: si rompano gli indugi perché possa sorgere il Parco Nazionale della Costa Teatina
http://lists.peacelink.it/news/2010/05/msg00010.html

10 Aprile 2010. Dopo mesi di pressioni la Regione Abruzzo ha deciso di difendere davanti la Corte Costituzionale la legge approvata (tra critiche e perplessità) nei mesi scorsi. E, mentre nuove minacce sono all’orizzonte, l’assessore Febbo pensa ad attaccare cittadini ed ambientalisti.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/31540.html

23 Marzo 2010. Bussiciriguarda: A tre anni dalla scoperta delle megadiscariche, nulla è stato fatto, nelle aree esterne alla Solvay, nonostante la presenza di un commissario governativo, con pieni poteri di protezione civile e che è stato dalle stesse associazioni già diffidato ad agire
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/32034.html

16 Febbraio 2010. Abruzzo Social Forum e PeaceLink Abruzzo: si faccia chiarezza sulla gestione della Protezione Civile. Non lasciamoci distrarre! Non concentriamo l’attenzione su elementi marginali della vicenda
http://lists.peacelink.it/news/2010/02/msg00004.html

9 Febbraio 2010. WWF Abruzzo: Legge Urbanistica e Concessioni Demaniali, due provvedimenti che danneggiano il nostro territorio
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/31202.html

8 Febbraio 2010. Dott.ssa Maria Rita D’Orsogna: Un progetto della Forest Oil vuole impiantare un centro di estrazione gas sul lago di Bomba
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/31191.html

8 Febbraio 2010. WWF Zona Frentana e Costa Teatina: Ombrina Mare, un mostro in arrivo che immetterà in atmosfera più di una tonnellata al giorno di fumi contenenti anche alcuni cancerogeni per 24 anni.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/31190.html

18 Gennaio 2010. Uno scellerato progetto della Regione, finanziato con 21 milioni di euro di fondi CIPE, devasterà la spiaggia di Punta Penna(situata all’interno della Riserva Naturale di Punta Aderci), a Vasto, aprendo a pochi chilometri dalla riva una cava sottomarina per l’estrazione di sabbia, che servirà per l’ennesimo inutile ripascimento a Casalbordino, un comune limitrofo.
http://www.peacelink.it/ecologia/a/31016.html

14 Gennaio 2010. Riserva naturalistica di pregio rischia di essere devastata da uno scellerato progetto. La Regione intende avviare il prossimo 10 febbraio il progetto di apertura di una cava di estrazione di sabbia al largo di Punta Penna.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30991.html

11 Gennaio 2010. Convegno a Ortona sulla petrolizzazione della costa abruzzese: Remo Di Martino ha dato vita ad un’arringa nervosa e offensiva, nei confronti di Maria Rita D’Orsogna e di tutti i presenti.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30965.html

5 Dicembre 2009. Dai siti Liberainformazione e site.it, sunto delle ambiguità e di cosa non quadra nella gestione della Protezione Civile nella ricostruzione post-sisma
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30777.html

24 Novembre 2009. Libera Pescara: malaffare tra pubblico e privato: il vero problema dell’amministrazione della “cosa” pubblica
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30675.html

22 Ottobre 2009. WWF Abruzzo: sequestrato il costruendo porto turistico di Francavilla
http://lists.peacelink.it/news/2009/10/msg00012.html

20 Ottobre 2009. Abruzzo Social Forum/WWF Chieti/Comitato Villa Blocc: Basta rifiuti. Aria pulita. I cittadini riprendono la parola
http://lists.peacelink.it/news/2009/10/msg00009.html

20 Ottobre 2009. ASF: all’Aquila è emergenza umanitaria. Lettera di alcuni abitanti delle tendopoli (sotto zero!)
http://lists.peacelink.it/news/2009/10/msg00008.html

14 Ottobre 2009. Gravissimo incidente sul lavoro a Casalbordino (Chieti). Secondo i soccoritori si è sfiorata una tragedia di dimensioni immense. Gravissimo uno dei due operai feriti. Tornano i dubbi sulla sicurezza dello stabilimento, che collabora anche con l’Esercito Italiano e la NATO.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30340.html

12 Ottobre 2009. Casalbordino: Esplosione nella ‘polveriera’, nessuna notizia certa sull’incidente tranne che c’è un ferito. Lo stabilimento lavora anche materiale bellico
http://www.primadanoi.it/notizie/22867-Esplode-polveriera-a-Casalbordino-Un-ferito-lieve

2 Ottobre 2009. MareLibero: a Pianella si vuole costruire un inceneritore di carcasse animali portando “avanti una trattativa (quasi privata) – con un iter “poco trasparente” – sacrificando un’area agricola incontaminata senza incassare alcun vantaggio per la comunità.”
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30289.html

2 Settembre 2009. Petizione per salvare uno dei luoghi più belli e suggestivi d’Abruzzo dalla speculazione. 60 appartamenti, una piazza, parcheggi pubblici e privati, negozi, teatro, piscina e impianti sportivi.
Un progetto che prevede di cementificare circa 93 mila metri quadrati.
http://lists.peacelink.it/news/2009/09/msg00001.html

27 Agosto 2009. Comitato 3e32: Per mesi ci è stata ripetuta la promessa che a settembre tutti gli aquilani sarebbero tornati a L’Aquila sotto un tetto. Purtroppo la verità sta venendo fuori.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/30090.html

8 Agosto 2009. Legge Piano-Casa: fermato parzialmente il blitz estivo pro-cemento grazie alla vigilanza delle associazioni e al dibattito in consiglio regionale.
Stupisce il ruolo giocato da singoli funzionari nel proporre scelte dirompenti senza promuovere la partecipazione.
http://lists.peacelink.it/news/2009/08/msg00004.html

23 luglio 2009. WWF Abruzzo: Benzene e altri solventi organici cancerogeni e/o tossici, fenoli, piombo, cromo, nichel, rame: micidiale il mix di sostanze emesse secondo l’ARTA nell’incendio della SEAB, molte delle quali respirate da decine di migliaia di persone. L’approssimazione e/o l’inazione contraddistingue il lavoro degli enti. Mancano mezzi e strumenti usati in tutto il mondo.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29986.html

4 luglio 2009. Carmine Basile (Pres. Reg. ARCI): la ricostruzione non è mai cominciata. Nessuno riesce ad immaginarsi un futuro.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29865.html

5 Giugno 2009. WWF Zona Frentana e Costa Teatina: la foce del fiume Sangro in mano ai predoni. abusi in una delle zone della costa più protetta dalla normativa vigente
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29618.html

2 Giugno 2009. Mila Donnambiente – Ecoistituto Abruzzo – Marevivo – Italia Nostra: Luigi Albore Mascia, candidato sindaco di Pescara del PdL, vuole trasformare la Riserva Dannunziana in Disneyland
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29609.html

25 Maggio 2009. Mafie e potentati economici stanno mettendo le mani sulla ricostruzione. Il grido di dolore dopo la ferita del 6 aprile sempre più diventa di rabbia e di indignazione davanti alle speculazioni.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29544.html

4/7 Maggio 2009. WWF: A Ripari di Giobbe, anno domini 2009, si sta per immolare un bene comune sull’altare dell’insipienza e del chi se ne frega tanto è di tutti?
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29452.html

19 Marzo 2009. Lotta contro l’ennesimo centro commerciale a San Giovanni Teatino
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29029.html

8 Gennaio 2009. Abruzzo, una regione in saldo. Il dossier di una multinazionale definisce l’Abruzzo una ‘regione camomilla’ con ‘facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi e zero conflittualità’
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/28251.html

21 Dicembre 2008. La Repubblica, speculazioni ed ecomostri sulle rive del Pescara
Enormi complessi commerciali costruiti su terreni a rischio alluvione
Fango, veleni e colate di cemento così muore il fiume di D’Annunzio
Le sostanze micidiali stoccate per un secolo sotto il Gran Sasso sono ancora lì
Un intrico di strade, viadotti, parcheggi, cave e aree dedicate alla vendita
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/21/quei-megastore-rischio-sul-greto-del-fiume.html

20 Novembre 2008. WWF Abruzzo. Sequestrato il depuratore di Montesilvano: ancora avvisi di garanzia ad amministratori pubblici….
http://lists.peacelink.it/news/2008/11/msg00022.html

23 Settembre 2008. Il TAR respinge tutti i ricorsi e dichiara inapplicabile la legge regionale della primavera scorsa che bloccava le costruzioni sulla costa.
Grazie sicuramente ad Ottaviano Del Turco, il nostro amatissimo ex presidente regionale, sin dall’inizio strenuo difensore della necessità del Centro Oli.
Grazie ai sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL, pronti a schierarsi sin dall’inizio con la Confindustria, Del Turco e l’ENI. Il posto che spetta a chi deve tutelare gli interessi popolari e civili.
Grazie infine a tutti coloro che sono rimasti muti, spettatori passivi e sprezzanti di tutta la vicenda. A coloro che sanno solo sfruttare ogni minima occasione per rimanere sulle poltrone o per cercare i riflettori. A coloro che, non sapendo vivere il presente, non sanno cosa sia il futuro.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/27282.html

6 Agosto 2008. Il Corpo Forestale dello Stato denuncia: da metà 2009 l’Abruzzo rischia l’emergenza rifiuti come Napoli e la Campania. Ma le soluzioni restano le stesse fallimentari da sempre
Raccolta differenziata attualmente ferma intorno alla media del 18%, con pochi punti di eccellenza e molti comuni che non sfiorano neanche il 10%). WWF Abruzzo (6 maggio): Se vuole evitare il rischio Campania, il Presidente Del Turco investa tutta la sua autorevolezza e le sue capacità per portare la raccolta differenziata in Abruzzo ai livelli stabiliti da una legge che in Abruzzo viene disattesa dal 2003.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/26949.html

28 Luglio 2008. Gli arresti eccellenti, che hanno quasi azzerato la giunta, sono il sintomo di un tessuto politico-economico devastato. La totale assenza di tutela della salute pubblica e la gestione del servizio sanitario ne sono la prova lampante.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/26884.html

26 Maggio 2008. Ass. MareLibero: prosegue lo stile Montesilvano
http://lists.peacelink.it/news/2008/05/msg00037.html

24 Maggio 2008. Il Manifesto: Bussi sul Tirino (Pescara), lo scandalo della megadiscarica travolge il Pd. 33 avvisi di fine indagini per i veleni scaricati nel più grande impianto d’Europa. Inquinate le falde acquifere
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/26262.html

23 Maggio 2008. WWF: scandalo Bussi, disastro europeo sulla pelle di 500.00 europei
http://lists.peacelink.it/news/2008/05/msg00035.html

15 Maggio 2008. WWF Abruzzo: l’ARTA conferma le analisi del Turchino
http://lists.peacelink.it/news/2008/05/msg00036.html

9 Maggio 2008. Allarme catrame sulle coste di S. Vito Marina, esposto del WWF Abruzzo
http://lists.peacelink.it/news/2008/05/msg00008.html

9 Maggio 2008. Allarme catrame sulle coste di San Vito Chietino: il sindaco intende denunciare il WWF Abruzzo
http://lists.peacelink.it/news/2008/05/msg00009.html

6 Maggio 2008. Costa teatina: la lenta agonia della Postilli-Riccio
http://lists.peacelink.it/news/2008/05/msg00004.html

6 Maggio 2008. Il sindaco Fratino e la sua maggioranza, tra i pochi ancora a sostenere le ragioni del devastante progetto dell’ENI, ha recentemente espresso la volontà di denunciare i cittadini che si sono pronunciati contro la sua volontà.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/26072.html

6 Marzo 2008. WWF: Inerzia degli enti locali sull’ex tracciato ferroviario
http://lists.peacelink.it/news/2008/03/msg00012.html

19 Febbraio 2008. Del Turco continua nella sua opera offensiva e assurda contro il territorio e i cittadini abruzzesi. Veltroni, l’uomo del partito dalle mille anime, rimane silente. Neanche in visita al Mario Negri Sud riesce a balbettare una sola parola sul Centro Oli.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/25203.html

31 Gennaio 2008. L’Istituto Superiore di Sanità conferma: l’acqua dei pozzi della Val Pescara non era adatta al consumo umano. Viene così confermata la denuncia del WWF
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/25001.html

4 Dicembre 2007. Su scarichi fognari ed energia rinnovabile l’Abruzzo decide di allontanarsi dalle politiche comunitarie e nazionali.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/24258.html

31 Ottobre 2007. Il degrado del Foro, una volta fiume abruzzese e oggi “capace di portare al mare solo i detersivi”, e l’assalto edilizio al territorio del Piomba e del Saline.
http://www.peacelink.it/abruzzo/a/23825.html

Parco Nazionale della Costa Teatina: un si poderoso e determinato

19 settembre 2010
Il Parco (purtroppo e strumentalmente fomentata ad arte) fa paura e il cemento è uguale a morte

Un si poderoso e determinato

E’ l’unica risposta possibile a chi, anche nei giorni scorsi a ridosso del Consiglio Comunale di Vasto (che ne sarà uno dei Comuni più importanti), continua ad attaccare, e ad insinuare strumentali dubbi, sulla costituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina e su una sua “convenienza” economica.

Si al Parco della Costa Teatina

Parco Nazionale della Costa Teatina. Basta ormai il nome per scatenare il panico tra amministratori, esponenti politici e operatori economici. Un progetto rappresentato come la fine dell’economia teatina, l’ingessamento di ogni territorio e la nemesi delle attività produttive. Reazioni così forti come non se ne videro neanche quando, ormai diversi anni fa, alcuni “pionieri” denunciarono i rischi della deriva petrolifera della nostra regione. Nei mesi scorsi, lungo tutta il tratto di costa interessato, molti si sono scagliati contro la perimetrazione proposta (si è ancora in attesa di alternative). Alcuni giorni fa a Vasto, a ridosso del consiglio comunale nel quale era prevista una preliminarissima discussione sul Parco, esponenti politici hanno pubblicamente preso posizione contro la realizzazione del Parco chiedendo allarmati se ne sia conveniente la realizzazione. Davanti a queste accuse, strumentali e non supportate dalla realtà dei fatti, una sola è la risposta possibile per la società civile e i cittadini che hanno a cuore le sorti di un territorio sempre più devastato: un si poderoso e determinato, che spazzi via ogni strumentalizzazione e demagogia e restituisca vita al futuro.Il Parco Nazionale della Costa Teatina è un progetto che cerca di trovare gambe per camminare da 16 anni. E da 16 anni si continua ad impedirne la realizzazione. Non è possibile proseguire in questa situazione ancora per molto. Il degrado dei fiumi, l’assalto della diligenza petrolifera, la selvaggia cementificazione, la minaccia di mostri ambientali sempre peggiori (per un porto turistico che non verrà più realizzato, il progetto di un altro s’intravede all’orizzonte) stanno mettendo sempre più a rischio quanto non è stato già devastato e cementificato del territorio vastese e teatino. Impedire ancora la realizzazione del Parco significa consegnare definitivamente alla distruzione il territorio.

Ed appare sconcertante che le resistenze maggiori, e le insinuazioni sulla “convenienza” del Parco, vengano dal “Partito del cemento” (magari cambia qualche volto, ma sostanzialmente le compagini sono le stesse) che ha lottizzato nei PRG, e consegnato a pochi egoistici “appetiti” privati, la costa e il territorio intero. Dopo che si è permesso di distruggere e devastare, si adombrano oggi rischi per l’economia e lo sviluppo legati al Parco. Lo si ribadirà sempre, senza se e senza ma: non esiste nulla di più falso! Il Parco Nazionale della Costa Teatina è l’ultima possibilità che abbiamo di restituire a città come Vasto un futuro. Si scrive Parco Nazionale della Costa Teatina ma si legge futuro. E per chi questo futuro ha a cuore, il Parco sarà occasione di valorizzazione e difesa, di crescita e di sviluppo vero, per tutti e non solo per pochi. E’ quindi il tempo che non si tergiversi più e si decida, una volta per tutte, di sostenere e realizzare il Parco Nazionale della Costa Teatina, frenando la speculazione e la cementificazione, abbandonando posizioni strumentali, tiepide o ostruzionistiche che siano.

Un’ultima considerazione dimostra la strumentalità di certe posizioni. Davanti alla difesa del futuro del territorio, alla lotta contro la speculazione edilizia e la devastazione ambientale, sconcerta come le bandiere della “tolleranza zero”, del “rispetto della legge” e della repressione assoluta delle sue violazioni evaporino come neve al sole. In questi casi, improvvisamente, la legge può essere disattesa, frenarne l’applicazione con la speranza che diventi impossibile, addirittura vi si frappone la “convenienza”.

Sicilia: un’estate all’insegna dell’impegno civile contro le mafie

15 settembre 2010

Fonte: Unimondo

Arcobaleno su Messina – Foto: conseguenze.org

Le cinque giornate di Messina”. E’ il titolo, fortemente suggestivo, della manifestazione che ha animato la città siciliana dal 27 agosto al 31 agosto scorsi. La manifestazione ha radunato oltre 100 ragazzi “per rappresentare con vitalità e passione il profondo desiderio di essere protagonisti di un tempo nuovo” con l’obiettivo di far nascere “un grande progetto per il recupero degli spazi espressivi e democratici”. Infatti, durante la manifestazione, è stato chiesto “a Istituzioni ed Enti Locali la gestione autonoma di teatri dismessi o non utilizzati, in quanto spazi espressivi e aggregativi capaci di essere punti di riferimento per le comunità”.

La manifestazione dei giovani siciliani è solo l’ultima, in ordine di tempo, che ha animato l’estate siciliana dell’impegno civile contro le mafie. Il 19 luglio, per celebrare il 18° anniversario della strage di via D’Amelio, Libera e l’Associazione Antimafie Rita Atria hanno organizzato “Dalle bombe al Ponte” a Milazzo, una serata alla quale ha partecipato anche Antonio Mazzeo (autore di I padrini del Ponte – Affari di Mafia sullo Stretto), sulle stragi di mafia degli Anni Novanta e le loro connessioni con l’evoluzione politica successiva e le infiltrazioni mafiose nella costruzione delle “grandi opere”, a partire dal Ponte sullo Stretto.

Il giorno dell’anniversario della strage di Via D’Amelio è stata pubblicata dal quotidiano La Sicilia una lettera firmata da Francesco, Alessandro e Dario Sucameli (figli di un imputato per mafia) nella quale chiedono scusa “ai cittadini mazaresi, quelli onesti, che ogni mattina sperimentano la fatica di una vita dignitosa, senza padroni né padrini” affermando che “l’esempio di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ha reso capaci di riconoscere ancora l’onore e la dignità vera di una vita vissuta onestamente, di superare l’equivoco della solidarietà familiare e chiamare le cose con il loro nome: mafia” perché “l’amore e la testimonianza di uomini giusti sono in grado persino di rompere le barriere dell’omertà e il muro di quel marcio e malinteso senso dell’onore e della famiglia che tanto e tutto giustifica”.

Legatissima al ricordo di Paolo Borsellino è la figura di Rita Atria, la giovanissima testimone di giustizia suicidatasi pochi giorni dopo la strage di Via D’Amelio. Il 25 luglio Libera e l’Associazione Antimafie Rita Atria hanno promosso “Dal silenzio al grido – Segni di una vita… spezzata”, una serata di ricordo e di riflessione su come oggi si realizza l’impegno contro le mafie.

E, infatti, il giorno successivo a Milazzo si è svolto il primo Forum Sociale Antimafia Rita Atria. “Un’analisi politica del nostro contesto e la prova che possiamo metterci in rete” – ha dichiarato Nadia Furnari dell’Associazione Antimafie Rita Atria in un’intervista a L’Unità, aggiungendo che l’associazione non ha “mai avuto intenzione di perpetuare un giorno di lacrime e poi tutto finisce” ma un “momento politico” nel quale comprendere che dietro tantissime vicende (portando l’esempio della privatizzazione dell’acqua, della costruzione del Ponte sullo Stretto e dell’assassinio dei migranti in fuga dalla Libia) “c’è sempre lo stesso nucleo di potere”.

Ed è questa la ragione che deve portare “a fare rete” e ad “entrare nei quartieri dal quale attinge il clientelismo”, come il quartiere Zen di Palermo (nel quale è nato un gruppo Rap, gli Zen IT Posse, che hanno animato il Forum e di cui si trovano facilmente su Youtube diversi video). Raccogliendo la sfida del Forum Sociale, alcuni giovani di Partanna hanno scritto che “18 anni dopo, poco o nulla è cambiato ma una …speranza si fa strada tra alcuni ragazzi partannesi: la mafia si può vincere e la scelta coraggiosa di Rita non deve continuare a essere ignorata, specialmente dai più giovani”.

Una bella notizia arriva da Catania. Casablanca, il periodico antimafia del quale abbiamo già riferito delle intimidazioni ricevute e dei gravissimi problemi economici che lo portarono a chiudere, è nuovamente attivo. Per ora non è prevista un’edizione cartacea ma solo online.

Nei giorni scorsi è uscito il secondo numero di questa nuova serie, con nuove analisi e inchieste sulla Sicilia e sull’Italia. Tra gli altri, nel numero del maggio scorso c’erano articoli di Giulio Cavalli sulle infiltrazioni mafiose a Milano, di Gigi Malarba sulla vicenda Innse, di Anna Puglisi sulla lotta di Felicia Impastato (la madre di Peppino, ucciso nel 1978 dalla mafia il giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro) e di Umberto Santino sulla storia del “Movimento Antimafia”.

Nel numero pubblicato pochissimi giorni fa troviamo l’analisi di Giorgio Cremaschi sulla vicenda dei tre operai della FIAT Melfi reintegrati dal giudice del lavoro ma a cui l’azienda impedisce di tornare in fabbrica, un’accurata denuncia di Antonio Mazzeo sulle alleanze finanziarie strette da alcuni gruppi industriali italiani con la Saudi Binladin Group, colosso finanziario operante nei settori delle opere pubbliche, delle telecomunicazioni e dell’editoria di proprietà della famiglia di Osama Bin Laden, una commovente testimonianza da Gigliopoli, una struttura per bambini a Milazzo, la denuncia sulla spartizione politica di Catania e un’altra sull’incidente di un aereo avvenuto il 5 maggio 1972 a Punta Raisi e che può essere considerato uno dei tanti misteri italiani.

Sempre più inquietanti le ombre di Gomorra in Abruzzo

11 settembre 2010
Comunicato stampa di PeaceLink Abruzzo e dell’Ass. Antimafie Rita Atria

Tracima sempre più in Abruzzo la corruzione e il malaffare. Gli arresti di questa mattina, che hanno portato alle dimissioni l’assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile Daniela Stati (e all’arresto del padre, già condannato per finanziamento illecito ai partiti con sentenza passata in giudicato, e del compagno), gettano ulteriori ombre sulla gestione pubblica nella nostra Regione.
2 agosto 2010

Il terremoto del 6 Aprile 2009 è stato considerato da molti un lauto banchetto a cui sedersi. Un banchetto infinito, i cui rischi avevamo già denunciato nelle settimane successive al sisma. Il 25 maggio scrivevamo in un editoriale su PeaceLink che “Mafie e potentati economici” stavano “mettendo le mani sulla ricostruzione”*. Così è stato. Col passare dei mesi aumentano le inchieste e gli arresti, mentre L’Aquila rimane una città ferita, senza alcuna prospettiva di rinascita all’orizzonte.

I fatti odierni costringano ad una seria riflessione sulla gestione del terremoto. Cessi il sistema autoritario, cedevole davanti alla corruzione e alle mafie. Si restituisca L’Aquila e il suo futuro agli aquilani, a chi sogna e costruisce il futuro e non a “squallide consorterie” criminali.

Inquieta ancor di più che la vicenda coinvolga l’Assessorato Regionale all’Ambiente che, tra le tante tematiche, si occupa anche di gestione dei rifiuti. La cronaca degli ultimi giorni denuncia ancora una volta come quello dei rifiuti sia in Abruzzo un business appetito da molti, dove organizzazioni criminali e politici conniventi (quando non criminali essi stessi) si stanno spartendo immensi finanziamenti. Il futuro dell’Abruzzo non può essere questo, tra discariche illegali e inceneritori (che un grande sponsor avevano nell’ormai ex assessore Stati). Si punti sul riciclo dei rifiuti, non sul riciclaggio del denaro…

* l’editoriale è raggiungibile al link http://www.peacelink.it/abruzzo/a/29544.html

Note:

abruzzo@peacelink.it

http://www.ritaatria.it

http://www.peacelink.it/abruzzo

Maledetta sia la vostra violenza

11 settembre 2010
Mercoledì 7 luglio a Roma la manifestazione dei comuni del cratere è stata caricata dalle forze dell’ordine. Un vergognoso tentativo di intimidire chi da oltre un anno vive il dramma di non poter vivere nella propria città.

Sia maledetta la vostra violenza, la violenza dei vostri manganelli. Mercoledì siamo scesi a Roma in migliaia, con la nostra voglia di vivere, la nostra determinazione, l’amore per la nostra terra, l’amore per il futuro della nostra terra. E abbiamo trovato i vostri maledetti manganelli, l’oscena violenza del vostro potere. Manganelli maledetti, che sull’asfalto della Città Eterna hanno lasciato il nostro sangue, hanno ferito i nostri corpi per uccidere il nostro futuro. Ma noi non taceremo. La vostra maledetta violenza non ci impedirà di gridare ancora, sempre, fin quando non sarà fatta giustizia e non saremo nuovamente liberi. Torneremo alle vostre porte e grideremo ancora più forte, perché anche se vi credete assolti sarete per sempre coinvolti. Per sempre sarete colpevoli dello scempio e del tentato assassinio della terra d’Abruzzo.

Maledetta sia la vostra violenza, la violenza della vostra propaganda. Che ieri esaltava la menzogna e una ricostruzione che ha definitivamente tentato di assassinare la nostra città. E che oggi tenta di dividerci, di separare i “buoni” dai “cattivi”, chi s’inchina al potere e chi lo denuncia.

Maledetta sia la vostra violenza, la violenza che prima dei manganelli si è chiamata affarismo, militarizzazione, autoritarismo. Quella violenza che ha imprigionato la nostra città e le sue strade, le nostre vite e le nostre case. Maledetta sia la vostra violenza. Una violenza che grida giustizia davanti agli uomini e al cielo. Quel cielo che l’inverno scorso ha pianto con noi, quel cielo da cui è calato il freddo che ha gelato le nostre speranze e ha svelato l’assurdità del vostro potere.

Maledetta sia la vostra violenza. Tutta. Fin in fondo. Il 6 aprile 2009 alle 3 e 32 l’Abruzzo è stato ferito dal terremoto della terra. Ma noi eravamo lì, pronti a rinascere e ricostruire. Con la fierezza, l’entusiasmo, la forza e la determinazione delle nostre genti. Ma poi siete arrivati voi. Ci avete rinchiuso nei campi, ci avete disperso a migliaia di chilometri di distanza. Da oltre un anno siamo prigionieri di un presente che non ci appartiene e di un futuro che viene costantemente assassinato. E’ il terremoto delle anime e del potere, immensamente più devastante di quell’istante maledetto. Maledetta sia la vostra violenza. Quella violenza che prosegue tutt’ora, che ci perseguita. La violenza degli affari, delle mafie, della speculazione, della menzogna. Ma noi non la subiamo e non la subiremo. Ci ribelliamo e ci ribelleremo, grideremo ancora e torneremo nelle piazze, nelle strade. Indignati, arrabbiati, fieri e mai domi. Maledetta sia la vostra violenza. Che non ci fermerà e non assassinerà la nostra terra.

L’Aquila siamo noi. L’Aquila risorgerà. La vostra maledetta violenza non ci impedirà la speranza e il sogno. Perché noi rivogliamo il nostro sacrosanto diritto ad avere una città libera, ad avere giustizia, alla socialità. Non aspetteremo che prosegua l’opera di annientamento della nostra L’Aquila. Stiamo organizzando la speranza, stiamo impastando il sogno. E non abbiamo paura dei vostri manganelli e della vostra violenza. Torneremo ancora alle vostre porte. E grideremo ancora più forte. L’Aquila tornerà a volare…

L’Acqua pubblica irriga le praterie lacerate della democrazia

11 settembre 2010
Una battaglia che in Abruzzo si feconda con le denunce della mega-discarica di Bussi, l’opposizione alla devastazione petrolifera e la costruzione dal basso di un futuro migliore con la nascita del Parco Nazionale della Costa Teatina. PeaceLink Abruzzo e l’Ass. Antimafie Rita Atria saranno presenti, con tutto il sostegno possibile. Si scrive acqua, si legge democrazia. Si scrive Parco Nazionale della Costa Teatina e No alla devastazione petrolifera, si legge futuro.

banner referendario del comitato "Salva l'Acqua" Abruzzo

Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia. E’ una bellissima frase che, con alcune varianti, viene spesso assegnata ad alcuni dei principali protagonisti della storia dell’America Latina. Ed è un sogno bellissimo quello che sta attraversando l’Italia, un sogno che cammina con le gambe e i cuori di moltissime persone, militanti, attivisti, ma anche semplici cittadini. In meno di un mese, oltre 500.000 persone (superando così il quorum richiesto dalla legge) hanno già firmato le tre richieste del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua (http://www.acquabenecomune.org) per una gestione pubblica, democratica, partecipata, trasparente del bene comune per eccellenza: l’acqua. Persone che hanno deciso di riprendere in mano il loro futuro, di strappare l’acqua dalle mani avide e aride dei potentati economici e delle multinazionali, mettendoci i propri volti e la propria presenza (come nello straordinario corteo del 20 marzo scorso a Roma) e investendo la massima rappresentazione della partecipazione democratica: il referendum. Un referendum che, per la prima volta nella Storia d’Italia, nasce dal basso, dai cittadini, dai movimenti, dai comitati popolari, dalle associazioni, diretti protagonisti invece dei partiti. Ed è un segnale fortissimo in difesa di una democrazia lacerata da un attacco sempre più poderoso alle sue fondamenta.

La lotta per difendere l’acqua pubblica e per scardinare i tentativi di privatizzarne la gestione, regalandola alle multinazionali e ai potentati economici, nasce da lontano (già all’inizio degli Anni 2000 un analogo tentativo fu sventato ed è cronaca recente le centinaia di migliaia – la legge ne prevede solo 50.000 – di firme alla proposta di legge popolare, vergognosamente accantonata in Parlamento) e supera i confini d’Italia, accomunando gli indiani che da moltissimi anni resistono alla devastazione delle dighe e i boliviani della rivolta di Cochabamba.

In Abruzzo questa lotta, negli anni, si è fecondata con altre, dando vita ad un fortissimo fronte popolare che vuol disegnare un futuro migliore. Un futuro ecologico, sostenibile, pulito, migliore di come una classe politica spesso inerme e connivente con i poteri forti sta permettendo.

Il 18 aprile scorso 5000 persone si sono incontrate a San Vito Marina per ribadire la totale e netta contrarietà alle trivellazioni petrolifere e alla devastazione che porteranno. Una contrarietà che vuol difendere le fonti d’acqua (qualche anno fa solo la mobilitazione popolare impedì la vendita ad una multinazionale pugliese dell’acqua delle sorgenti del Gran Sasso, mentre in queste settimane sta giungendo ad un punto importantissimo il processo per l’inquinamento dei pozzi di Bussi sul Tirino, scoperto solo grazie alle denunce degli ambientalisti), l’aria, la salute dei cittadini e la costa dei trabocchi (suggestive e antiche costruzioni per la pesca, oggi sinonimo di turismo e della ricchezza di tutta la costa).

E proprio dalla Costa dei Trabocchi e dai protagonisti della manifestazione del 18 aprile scorso sta rinascendo un sogno cullato da 16 anni: il Parco Nazionale della Costa Teatina. Nei giorni scorsi un incontro presso il Ministero dell’Ambiente ha dato nuova vita all’iter per la sua istituzione, tantissime volte negli anni bloccato da veti e da resistenze varie. E, anche oggi, nella classe politica si notano stonati distinguo. Nuovamente si sentono le sirene di chi accusa il Parco di frenare lo sviluppo, di essere un’inutile zavorra sul territorio. Non è e non può essere. Non esiste nulla di più falso! Il Parco è invece un’occasione di valorizzazione e di difesa di un territorio troppo spesso maltrattato, abusato, sfregiato dagli appetiti e dalle speculazioni di palazzinari e affaristi vari. Il degrado dei fiumi, l’assalto della diligenza petrolifera, la cementificazione selvaggia, la minaccia di mostri ambientali sempre peggiori sono il simbolo dell’egoismo di pochissimi che vogliono distruggere il futuro della “Regione Verde d’Europa”. Il Parco Nazionale della Costa Teatina restituirà agli abruzzesi il loro futuro, il territorio in cui vivono. Per renderlo possibile occorrerà una fortissima mobilitazione ambientalista, civile ed espressione della miglior democrazia partecipata.

PeaceLink, negli anni scorsi , ha aderito al Coordinamento per la Tutela e la Valorizzazione della Costa Teatina e ha sostenuto le battaglie ambientaliste (compresa la manifestazione del 18 aprile scorso e la mobilitazione per l’acqua pubblica). La nostra voce, e quella dell’Associazione Antimafie Rita Atria, è una piccola voce. Ma siamo convinti che piccole voci possono scrivere il futuro dell’Abruzzo, un futuro migliore.

Si scrive acqua, si legge democrazia. Si scrive Parco Nazionale della Costa Teatina e No alla devastazione petrolifera, si legge futuro.

Note:

Ass. Antimafie Rita Atria

http://www.ritaatria.it

I principali siti per seguire la mobilitazione ambientalista

http://dorsogna.blogspot.com

http://www.wwf.it/abruzzo

http://blog.libero.it/emergenzambiente

Il sito della campagna “Salva l’Acqua” Abruzzo

http://www.nonlasciamolifare.org